Governare (male) disinformando

da www.cometa-online.it

Per salvare, in Italia, la democrazia bisognerebbe agire, e urgentemente, su due terreni strategici: informazione e formazione. Ma al governo attuale l’informazione va bene com’è, e quanto alla formazione è in atto un taglio drastico delle risorse. Per l’università la finanziaria 2009 sancisce il taglio dell’11% (700 milioni di euro) del fondo di funzionamento ordinario, operato da leggi dei mesi precedenti (126 e 133/08). In un paese che già dedica alla ricerca lo 0,9% del Pil (contro il 2,2% di Francia e Germania), questa è di per sé una scelta strana. Ma ancor più strano è che davanti a questi dati di fatto, al Tg1 serale il premier, reagendo alle proteste, dichiari (24.10.08) “L’università noi non l’abbiamo toccata”, accusando giornali a lui ostili di fomentare con bugie disordini di piazza.

E stranissimo è che, date queste dichiarazioni, nessun giornalista del servizio pubblico intervenga a dire “Ma come, signor Presidente, e i tagli per 700 milioni in finanziaria?”. Anzi, non è per niente strano. Lo sarebbe in un paese con un’informazione (pubblica) dignitosa, non in Italia. Per chi di Italia ne vorrebbe un’altra, è chiaro che serve un riorientamento radicale del sistema dell’informazione che lo renda quel che dovrebbe essere: strumento della vita democratica. Certo non si può sperare che a tal fine si adoperi il governo Berlusconi. Verrebbe da dire pazienza, aspettiamo: verranno tempi migliori. Il dramma è che è già stata, da poco, alla guida del paese la parte politica a cui avevano affidato il voto quei milioni di italiani che non si rassegnano a trovar normale, per l’informazione come per tanti altri aspetti, la situazione attuale. Questa parte del paese è oggi priva di rappresentanza perché i dirigenti politici della sinistra, da tempo ormai, non sono all’altezza. Fa un misto di pena e di rabbia vedere gli esponenti del centro-sinistra dichiarare al Tg1 cose sensatissime, ad esempio “Il governo Berlusconi ha gestito la vicenda Alitalia in modo nocivo per le finanze del Paese”, quando il microfono passa poi al berlusconiano di turno che proclama “Abbiamo salvato la compagnia di bandiera”. Fa pena e rabbia perché al centro-sinistra al governo è mancata l’intelligenza strategica e l’energia politica per impedire il perpetuarsi di una tale situazione. Una situazione in cui l’informazione pubblica abdica alla ricerca della verità, presentando sullo stesso piano vero e falso come se tutto fosse questione di legittima divergenza d’opinioni. Per non parlare dell’informazione delle reti Fininvest.

Anche qui il centro-sinistra ha fallito: niente legge sul conflitto di interessi, Rete 4 che continua a occupare frequenze contra legem, eccetera. In un paese in cui pochi leggono e circa il 95% della popolazione s’informa quotidianamente con la tv, questa situazione distorta ha ripercussioni drammatiche: la distorsione televisiva si sostituisce alla realtà, con conseguenze politiche immediate. Un esempio recente. In Sardegna, prima della crisi generale del 2008, il governo Soru aveva portato un incremento di prosperità:dal 2005 al 2007 il Pil sardo è aumentato del 5,8%, contro il +4,4% del Centro-Nord, il +3,9% della media nazionale e i risultati ben peggiori di altre zone tradizionalmente depresse quali Calabria (-1,7%) e Campania (- 0,8%) (P. Arlacchi, L’eccezione isolana, «left – Avvenimenti» xxii, 6, 13.2.09, pp. 22-24). Basta governare bene per essere rieletti? No, se il Presidente del Consiglio lancia una campagna di diffamazione sostenendo, contro verità ma con la grancassa televisiva, che Soru porta la Sardegna al disastro. Le elezioni regionali sarde del 15-16 febbraio scorso sono un caso da manuale: in Sardegna, come in tutta Italia, un popolo di teledipendenti, indifesi perché mal formati da un sistema scolastico che non sa allenare al ragionamento, è incapace di decidere col voto del proprio destino secondo razionalità ed etica. Di fronte a questo disastro, è evidente, per contrasto, l’unica contromisura che uno schieramento progressista deve prepararsi con tutte le forze ad attuare nella prossima (se ci sarà) stagione di governo: creare le condizioni, con una riforma seria di formazione e informazione, perché gli italiani escano da questa condizione di minorità. Condizione in cui invece li tiene un’informazione pubblica che mente con parole, omissioni e disposizioni in scaletta. Ad esempio, la sera del 17.02.09, i tg aprono con i commenti alle elezioni regionali sarde. Ovvio. Ma l’anomalia italiana risalta se confrontiamo, ad esempio, il Tg1 con il tg delle 20 della Tsi 1, la prima rete pubblica della Svizzera italiana. Anche qui si apre coi risultati sardi, e come seconda notizia si riferisce della condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere, a Milano, per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato inglese David Mills, colpevole di aver ricevuto 600.000 dollari da Berlusconi nel 1998 per favorire illecitamente Fininvest in due processi. È ovvio anche questo: è una notizia di bruciante rilevanza politica. Se il presidente del consiglio non avesse precedentemente fatto approvare una legge all’uopo (il cosiddetto lodo Alfano, che preserva da azioni penali le più alte cariche dello Stato), a quest’ora sarebbe condannato per corruzione.

È ovvio, sì, per il notiziario della Tsi 1, rete pubblica di un paese democratico. Non per il Tg1. Dopo le elezioni sarde (10 minuti) si succedono altre dieci notizie: attualità politica, cronaca nera, esteri, costume. E poi eccola, la notizia che il Presidente del Consiglio, se non avesse asservito alla sua impunità i lavori del Parlamento (facendo approvare una legge che, per inciso, lo protegge anche dalla denuncia per diffamazione sporta da Renato Soru), oggi potrebbe andare in galera. Non è che non la si dia. La si dà dopo 20’, dodicesima in scaletta, fra un servizio sulla legalizzazione degli spray al peperoncino per autodifesa e uno, di routine, sugli immigrati clandestini a Lampedusa. Così la tv pubblica segnala ai telespettatori quanto valga questa notizia: meno degli spray al peperoncino. E non contenta, manda come unico commento quello dell’avvocato difensore: Mills è stato condannato solo per colpire l’immagine di Berlusconi. Nessun giurista indipendente è intervistato al proposito, per valutare criticamente il fondamento di queste asserzioni di parte. È difficile che le cose, nell’Italia di oggi, cambino. Ma almeno va tenuta viva la coscienza del fatto che da questa patologia bisogna difendersi. E che la democrazia italiana non migliorerà finché non si mette mano al problema dell’informazione.

NOTIZIE SULL’AUTORE: Michele Loporcaro insegna Linguistica romanza all’Università di Zurigo, si occupa del linguaggio dell’informazione sui mass-media. È autore di molti saggi di linguistica e ha pubblicato con Feltrinelli Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani.

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